C’è qualcosa nell’immediatezza del tratto del pennarello che lo rende uno strumento portentoso nelle mani dei bambini.
A quattro anni la grafite è qualcosa di troppo neutro, mentre la matita colorata ha un colore troppo timido, uno strumento che colora con un tono pacato, che necessita di troppo tempo per raggiungere una maggiore intensità.
Invece il pennarello esplode colore al primo contatto con il foglio.
Un pennarello nuovo, appena aperto, può trapassare da parte a parte un timido foglio di quaderno come se niente fosse, tanto è carico di colore.
In pochi secondi sfreccia sul foglio tessendo trame di segni che fissano su carta quello che la memoria conserva o la fantasia crea.
Ma l’energia scaturita dalla punta del pennarello è difficile da domare.
Non riesce a muoversi lentamente, impossibile che stia ferma: fa più e più giri concentrici su quello che dovrebbe essere un semplice punto, gambe, zampe e braccia sono freghi rapidi lunghi o corti, fini o estremamente spessi, che possono spuntare ovunque da un corpo la cui dimensione è decisa solo dal destino, una rapida curva, traiettoria imprevedibile, velocemente impressa sul foglio.
Non c’è tempo per calcolare direzioni o proporzioni.
Il pennarello esige di sfrecciare sul foglio, troppo colore e forza ed energia per poterlo trattenere.
Quando un colore ha esaurito il suo compito sul foglio viene abbandonato, a volte con il tappo, altre volte senza, sul tavolo, per terra o dove il destino ha deciso di farlo finire.
Giusto un paio di secondi per far scorrere rapidamente lo sguardo alla ricerca del nuovo colore e poi via riprendere subito riprendere, senza perdere altro tempo.
Risme di fogli riempiti da improbabili anatomie.
Le leggi della fisica del mondo conosciuto vengono piegate e stravolte, gli orizzonti si moltiplicano, la gravità attrae corpi verso ogni angolo e ogni lato del foglio.
Il nostro punto d’osservazione è contemporaneamente dall’alto, di fronte e di lato.
Piccoli segni colorati nascondo fiori, edifici o interi mondi.
In quell’esplosione di colore che colpisce ogni foglio bianco trovato, travolgendo nel suo impetuoso passaggio mani, braccia, volti, vestiti, tavoli e muri, si sprigionano moltitudini di linguaggi, spesso difficili da decifrare, altre volte più semplici.
Altre volte, nel mezzo alle decine di fogli sparsi, si trova anche qualche piccolo gioiello, che agli occhi di un genitore potrebbe facilmente trovare posto in una qualche galleria d’arte.
Sicuramente lo farà su qualche parete di casa.
Alla fine molti dei fogli finiranno per ingiallire in qualche cartellina, in uno dei cassetti di casa, nostalgico tesoro, fra qualche anno, di chi la troverà mentre starà cercando tutt’altro.
Ma per ora non possiamo che osservare compiaciuti, la schiena piegata, lo sguardo concentrato e la mano sporca, che il pennarello guida e che dal pennarello si lascia guidare.
(Kevin il beccaccino, dal film “UP”)