L’anno che è venuto si è portato via il ciuccio.
A dire il vero il ciuccio è rimasto impigliato negli ultimi giorni dello scorso anno e non è arrivato all’anno nuovo.
È rimasto chiuso in una scatolina, sopra al cassettone.
L’anno prima, più o meno nello stesso periodo era stata la volta del pannolino.
Più o meno era andata nello stesso modo.
Ne parliamo con Cosimo, gli spieghiamo i pro e i contro, poi alla fine però la decisione è sua.
Anche questa volta è andata così.
Già da un po’ gli si faceva presente che era venuto il momento di smettere di usare il ciuccio, ché è grande per usare ancora il ciuccio, e poi cosa avrebbero detto Lapo e Francy se avessero saputo che lo usava ancora?
Senza contare che il ciucco stava iniziando a rompersi e di certo non sarei mai andato a comprarne uno nuovo per il mio bambino di quattro anni e mezzo. No, via, non se ne parlava neppure.
Lui faceva finta di niente, continuava a chiederlo.
Ma intanto ci rimuginava sopra.
Così, un pomeriggio, un po’ perché era così stanco che stava praticamente dormendo ad occhi aperti, un po’ perché forse l’idea di abbandonare il ciuccio cominciava a fare breccia, ha iniziato a non chiederlo. Poi quella sera lo ha chiesto di nuovo, forse per un momento di debolezza, forse per un ultima ciucciatina, ma poi non lo ha chiesto più.
Non che ne facesse un grande uso parliamoci chiaro, una decina di minuti prima di addormentarsi, tanto per conciliare il sonno.
C’è chi per rilassarsi legge, chi sfoglia Facebook, chi fa le parole crociate: lui per addormentarsi aveva bisogno del ciuccio.
Nel fine settimana doppia dose: dopo pranzo e dopo cena.
Ma a parte questo non lo usava mai.
Oddio, quasi mai: a volte ne aveva bisogno per placare le crisi di pianto. Quelle parecchio pese, quando diventa paonazzo, piange e trema. Allora sì, ne aveva bisogno. In quei casi gli ci voleva un po’ di ciuccio per ritrovare la calma. Giusto una manciata di secondi, in attesa che il battito tornasse regolare e il colorito schiarisse.
Adesso il ciuccio è sparito. Da un giorno a un altro. Senza storie, senza lamentele.
Lui non lo ha più richiesto. Noi non glielo abbiamo più proposto.
Ci mette un po’ di più ad addormentarsi e non sempre si addormenta profondamente.
Qualcosa gli manca.
Quel piccolo oggetto che inconsciamente lo riporta all’allattamento, quando l’abbraccio della mamma oltre che calore e conforto dava nutrimento era una rassicurazione in più di cui adesso ha ancora un po’ bisogno. Ma non si lamenta.
Il Piccolo Tiranno è un po’ meno piccolo e un po’ più distante.
In una scatolina sopra al cassettone ci sono i ciucci, anche quelli un po’ rotti che non usava più, che stanno piano piano diventando scuri e un po’ induriti.
Fisso un punto imprecisato su un muro della cucina e nel silenzio della sera sento l’eco delle voci ansiose e concitate con cui cercavamo il ciuccio che era finito chissà dove.
Prima di spegnere la luce i ciucci dovevano essere uno in bocca di Cosimo e l’altro a portata di mano, giusto per precauzione, ché di tanto in tanto svegliandoci in mezzo alla notte scoprivamo che un ciuccio si era nascosto sotto a qualche mobile e il Piccolo Tiranno, sveglio e nervoso, chiedeva insistentemente il suo morso in caucciù.
Per questo era meglio averne un secondo a portata di mano.
Ultimamente ne era rimasto integro uno solo. Per non perderlo avevamo stabilito un posto dove doveva essere lasciato la mattina e dove sarebbe stato ritrovato la sera.
Fra il momento in cui la luce veniva spenta e quello in cui Cosimo prendeva sonno finiva in giro per il letto o per il pavimento della camera, allora prima di prendere sonno a mia volta lo recuperavo e lo mettevo al suo posto.
Adesso quel posto è vuoto.
Da un giorno all’altro tutto questo è diventato passato, il piccoletto è un po’ meno piccolo, un po’ meno “baby”, come ama chiamarlo Corinna, e tutte queste scene, che facevano parte del nostro quotidiano stanno già svanendo fra i ricordi, ogni sera più lontane, come case lungo la ferrovia viste da un treno che lentamente percorre la sua corsa.
