La tuta dei minions

Un tempo eravamo cacciatori e coltivatori, adesso siamo consumatori.
I nostri cuccioli sono consumatori al quadrato.
Desiderano tutto quello che vedono.
Desiderano anche quello che NON vedono.
Se gli dici che quello che vogliono non esiste, ti dicono che non è vero, di cercare su Amazon ché su Amazon c’è.
Questa è l’evoluzione della specie.

Siamo perduti.

In qualche modo cerchiamo di fronteggiare l’ondata compulsiva dei desideri della nostra prole.
Nove su dieci le richieste riguardano giocattoli.
In questo caso tutte le prime richieste vengono rifiutate per default.
La risposta che la procedura prevede a questo punto è “Ancora giocattoli? Ma non sappiamo neanche più dove metterli!”
Risposta infallibile tramandata di generazione in generazione.
Piagnucola per un paio di minuti poi non ci pensa più.
In genere il quaranta per cento delle richieste si ferma a questo punto.
Comunque la procedura prevede di rifiutare anche le seconde richieste.
Qualche terza richiesta viene presa in considerazione. Ma solo in casi rari.
Dalla quarta richiesta in poi iniziamo a prendere in considerazione l’acquisto.

Normalmente rimbalzando le richieste dalla prima alla terza si argina lo sviluppo del comportamento ossessivo-compulsivo.

Una richiesta su dieci è una richiesta di altro genere. Perlopiù richieste di vestiario.
Per quanto riguarda le richieste di vestiario ci sono dei buchi legislativi. La procedura non è chiarissima.
I vestiti da carnevale sono assimilabili ai giochi, ma le tute in pile raffiguranti personaggi dei cartoni animati mandano in tilt la procedura.

Le tute in pile sono versatili e molto utili, specialmente nelle mattine d’inverno quando il cucciolo vuol passare tutto il fine settimana a scorrazzare per casa scalzo e in pigiama.

In questi casi la tuta in pile raffigurante il suo beniamino del momento ti evita l’ennesimo raffreddore.

Per questo motivo, durante una delle visite al nostro amichevole centro commerciale di quartiere, nonostante avessimo già un vestito di carnevale da Incredibile Hulk e uno da Geco (vedi PJ Masks), non abbiamo saputo dire di no quando Cosimo si è presentato con in mano la tuta in pile da minion e lo sguardo da Gatto con gli stivali di Shrek.

La tuta vestiva bene, se anche fosse stato un amore passeggero, nel tempo avremmo comunque trovato modo di sfruttarla, specialmente se si tiene presente che la precedente tuta in pile è andata praticamente distrutta durante l’ultima settimana di convalescenza.

E così abbiamo buttato la tuta sul cumulo di vestiti a basso costo e ad alto sfruttamento di popolazioni del terzo mondo e l’abbiamo comprata.

Nonostante la procedura anti comportamento ossessivo-compulsivo capita che l’attrazione verso l’oggetto del desiderio svanisca una volta superata la soglia del negozio, quasi che al suo interno ci siano misteriose macchine di persuasione il cui influsso si esaurisca all’esterno.

Ma non era questo il caso.

Anzi, il Piccolo Tiranno non stava più nella pelle: non vedeva l’ora di poter indossare la sua nuova tuta e ogni minuto di ritardo contribuiva a far accrescere la sua impazienza.

Giunti finalmente a casa e indossata la tuta avevamo davanti agli occhi il bambino più felice del mondo: solo in altri rari casi sono riuscito a farlo rimanere fermo e sorridente davanti alla macchina fotografica.

Era al settimo cielo. E anche noi.

Iniziamo a notare una lieve anomalia nell’attaccamento alla tuta quando Cosimo decide di non togliersi la tuta per fare il riposino pomeridiano.

Ok, ce l’ha da un paio d’ore, ci può stare.

Dormirà sopra le coperte, pace. Se è contento così.

Durante il pomeriggio (dopo essersi svegliato con la testa madida di sudore) in un paio di occasioni ci ha fatto presente che lui non era Cosimo e che invece era un minion, quindi se volevamo chiamarlo avremmo dovuto chiamarlo minion.
Mentre sistemi la spesa settimanale e riordini un po’ casa non gli dai troppo peso. Lui è contento, te sei tranquillo e puoi sbrigare le cose che hai da fare. Tutto perfetto. Bravo il nostro minion.

I primi problemi arrivano a sera, quando è l’ora di andare a letto.

Il minion non ne vuol sapere di togliersi la tuta. Vuole andare a letto con quella.
Ne parliamo prima in tranquillità, poi la pazienza vacilla e il nostro tono inizia ad essere vagamente autoritario. Dopo che la trattativa continua a non dare frutti passiamo all’accento tedesco.

Il minion crolla in una crisi di pianto.

Ci calmiamo tutti e cerchiamo di analizzare la cosa. Capiamo che il minion ha intenzione di rimanere con la tuta non solo tutto il fine settimana ma di andarci anche all’asilo il lunedì mattina.

Eccoci, adesso le cose iniziano a sembrare un po’ folli.

Il Piccolo Minion rincara la dose dicendo fra le lacrime che se gli leviamo la tuta diventa viola (per i dettagli si veda “Cattivissimo me 2”).

Ecco, adesso le cose sono decisamente folli.

Si è fatta una certa ora. Il Piccolo Minion è chiaramente stanco. Con calma, pazienza e diplomazia riusciamo a convincere il minion a togliersi la tuta e a riprendere le sembianze di Cosimo, promettendogli che l’indomani mattina, appena alzato, avrebbe trovato la tuta in cucina e avrebbe potuto infilarsela nuovamente prima di colazione.

Pace ristabilita e anche parzialmente la sanità mentale.

A volte desideriamo che i nostri figli abbiano più attenzione verso le cose che compriamo loro, altre volte dovremmo stare più attenti ad esprimere desideri.

Ma tutte le cose si esauriscono e anche della tuta dei minions, dopo appena un paio di settimane, tre feste di carnevale, un rammendo e un lavaggio intenso, inizia perdere il suo fascino.

Oggi si è perfino scordato di mettersela appena rientrato in casa.

Domattina comunque gliela faccio trovare al suo posto, sulla sedia in cucina, ché la mattina è già un problema fare tutto e in tempo, meglio non correre il rischio di ritrovarsi con un minion viola che si mette a smangiucchiarti le ante della cucina.

Poi caso mai quando ho cinque minuti guardo se riesco a rintracciare il professor Nefario. Non si sa mai.

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