Ricordarsi di respirare.

Giornata di relax.
Mi sono goduto la prima giornata piena di mare.
Siamo venuti via dalla spiaggia e prima di tornare al bungalow ci siamo fermati per fare un bagnetto in piscina.

Il Piccolo Tiranno ha indossato la sua “costumosa”, la cuffia e si è buttato in acqua a fare i suoi tuffi “a missile” in mezzo agli altri bambini.

Adesso mi ci butto anche io, ché è quasi sera ma un tuffetto prima di cena si fa volentieri.

Ah, già! La cena.

Ho già fissato il ristorante, poi il mio cugino (quasi) ristoratore mi ha mandato un messaggio scrivendomi “ci sono anche i miei vecchi senti anche loro”.

Rispondo “Ora li chiamo!” e cerco il numero nella rubrica del telefono.

Il Piccolo Tiranno è lì, tranquillo, a fare i suoi tuffi nell’acqua di circa sessanta centimetri.

L’acqua è bassa, quindi posso stare tranquillo, ma mentre faccio quelle due o tre cose con il cellulare continuo comunque a guardare quello che fa, chè l’ansia genitoriale non si azzera mai completamente..

Tutto tranquillo.

Cerco in rubrica il numero della mamma del cugino di cui sopra.
Trovo il numero in una decina di secondi. Sto per premere il “tasto” per la chiamata.

Alzo nuovamente lo sguardo verso la piscina.

Cerco Cosimo con lo sguardo.

Lo trovo, ma è sotto l’acqua.

Parecchio sotto l’acqua.

La zona della piscina riservata ai bambini si interrompe bruscamente con uno scalino di circa sessanta centimetri.

Sessanta più sessanta fa centoventi. Certe volte la matematica è spietata.
Il Piccolo Tiranno è leggermente sopra la media, è alto circa centodieci centimetri, ma non sono sufficienti per consentirgli di tenere la testa fuori dall’acqua.

Così agita un po’ le braccia, risale a galla, tira fuori la testa (respira?) e poi torna sotto.
La fa una seconda volta.

Fra la prima e la seconda volta ho gettato via cellulare e tracolla e ho raggiunto il bordo della piscina.

Sto per tuffarmi quando vedo che la sua testa torna nuovamente fuori e poi torna nuovamente sotto.

Le mie gambe sono tese e pronte per saltare.

Però esito.

Cerco di tenere sotto controllo il panico e di capire quello che sta succedendo: non vorrei spaventarlo o trasmettergli la mia agitazione.

Osservo meglio.
Cosimo non tocca, ma ha trovato il fondo della piscina. Ogni volta che va sotto tocca il fondo con i piedi e si dà la spinta per raggiungere la superficie.

Non sta annaspando, i suoi movimenti “abbastanza” tranquilli.
Si può dire che in qualche modo stia nuotando. Di solito nuota per brevi tratti dandosi la spinta e spostandosi orizzontalmente, trovarsi all’improvviso nell’acqua fonda quasi da fermo lo ha messo in difficoltà.

Dopo la terza riemersione vedo che si sta girando e sta tornando indietro.
Verso l’acqua bassa.

Cinque passi. Tre passi. Due passi.

Adesso ha raggiunto lo scalino ed esce dall’acqua fino all’ombelico.

È in questo momento che mi ricordo respirare.

Mi avvicino a lui lungo il bordo.

Cosimo non sta tossendo: non ha bevuto.

Sembra tranquillo, così faccio quello che posso per mostrarmi tranquillo a mia volta.
Ci riesco abbastanza, ma comunque lui è ancora un po’ affaticato, quindi non ci fa troppo caso.
Gli chiedo se va tutto bene.

Gli faccio notare che ad un certo punto della vasca c’è una piccola isoletta con una fontanella.
È ai lati di quell’isoletta che c’è lo scalino in cui l’acqua passa da sessanta a centoventi centimetri.

Lui annuisce, distrattamente.

Non ammetterà mai di aver avuto paura, neppure sotto tortura.

Gli chiedo nuovamente se va tutto bene,

Dice che va tutto bene, continua a sguazzare nell’acqua tranquillamente..

Faccio finta di credergli e gli dico “Okey!”.
Adesso è il mio turno di far finta di essere tranquillo.

Sicuramente d’ora in poi starà più attento a quello scalino, di questo posso essere abbastanza certo.

Passa un altro minuto, allora mi rilasso.

Questa volta per davvero, e sorrido, pensando a quel piccolo ometto che si è trovato in difficoltà e ne è uscito. Tutto da solo. Senza un colpo di tosse, senza annaspare, senza farsi prendere dal panico.

Il mio battito torna regolare.
Adesso posso fare quella telefonata.

A cena mi berrò un bicchiere di quello buono, un po’ per celebrare l’impresa del Piccolo Tiranno, un po’ per scordarmi di averlo perso d’occhio.

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