Siamo a cena. Mangio un po’ d’uva, piano piano.
Cosimo è già in giro per casa a giocare.
Mi godo qualche altro minuto di relax, a tavola.
Faccio due chiacchiere con Corinna.
Poi ecco Cosimo che mi si avvicina per chiedermi o dirmi qualcosa a proposito di un giocattolo o di un cartone animato, non ricordo bene cosa.
Gli rispondo.
Lui torna a quello che stava facendo.
Mentre torno con lo sguardo al grappolo d’uva che ho nel piatto noto con la coda dell’occhio queste gambe lunghe e magre che si allontanano dal tavolo saltellando.
Le ho già viste centinaia di volte, ma ci faccio caso solo adesso.
Le gambe più corte e incerte di Cosimo hanno lasciato il posto a queste gambe lunghe che stento a riconoscere.
Ma esattamente quando è successo?
Eppure ero qui, lo osservo tutti i giorni, se ci fosse stato qualche cambiamento me ne sarei accorto, voglio dire, la vista mi è un po’ calata, ma non così tanto; certe cose dovrebbero darmi nell’occhio.
Devo essere stato distratto.
Parecchio distratto.
Lo osservo meglio.
Il suo sguardo, il suo modo di ridere, il suo modo di parlare.
In mezzo ai gesti e alle espressioni che gli vedo fare, riesco a scorgere il Cosimo a cui ero abituato.
Questo è un po’ diverso, ma gli assomiglia parecchio.
Come una specie di fratello maggiore.
Ecco, proprio così: questo Cosimo è un po’ come il fratello maggiore di quello che c’era prima.
Una specie.
“Hai sete? Aspetta che ti prendo l’acqu…
ah, ci arrivi da solo? Ok.
Bene, bravo.”
Credo.
E va bene, d’accordo, adesso sei alto così, ho capito.
Fingo d’aver capito.
Adesso Cosimo è seduto sul tappeto alle mie spalle a giocare con i suoi giochi, vivendo le avventure che ama immaginare per i suoi personaggi.
Io riprendo lentamente a mangiare l’uva che ho nel piatto.
Accade continuamente, anche adesso, soprattutto adesso, in momenti come questo, mentre non osservo, mentre sono distratto.
È in momenti come questo che lui cresce.
Mentre sono distratto a fare piccole cose di poco conto.
