A piedi nudi in giardino (o principi di scalzismo).

Se l’inverno è stato testimone di quotidiane battaglie, tutte perse, per cercare di far tenere calzini e scarpe ai piedi del Piccolo Tiranno, con lui che al primo cenno di nostra distrazione riusciva con abilità a far sparire per casa rapidamente gli uni e le altre, dando prova di una certa predisposizione verso la prestidigitazione, adesso, che la primavera si arrende all’estate e che con il ritrovato caldo noi genitori veniamo privati anche di quei timidi spauracchi, come pavimenti freddi, raffreddori e lavaggini, che senza risultato agitavamo per cercare di arginare questa inclinazione allo scalzismo, ora che, tornati a casa dall’asilo, il sole ancora alto ci regala pomeriggi lunghi e caldi, adesso, le scarpe non ci sono più già prima di entrare in casa, e poi ci sono le scorribande, le corse nell’erba, i vestiti sporchi di verde, polvere e sudore, i capelli bagnati, incollati dietro le orecchie, la bocca, le mani, e anche i piedi, che si tingono del rosso scuro delle more del gelso, che il nonno ci coglie divertito, che poi quel rosso finisce anche sul parquet e dai piedi non se ne vuole andare, ma questo il nonno non lo sa e anche se lo sa riesce a non farsi impensierire troppo.Adesso, che quel piede ogni giorno un po’ più grande batte velocemente su pietre e terra, per poi scattare via subito dopo, troppo entusiasta e pieno di vita per soffermarsi in nessun posto preciso. Adesso che lo vediamo febbricitante, stavolta di giocosa euforia, sorridiamo contagiati dalla sua allegria e ci diciamo che poi, alla fine, non è poi così dura, avere un figlio hobbit.

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